Emanuele Cavalli: “Composizione (bicchiere di vetro con rosa)”, anni ’40

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“Composizione (bicchiere di vetro con rosa)”, anni ’40, stampa ai sali d’argento, 233×171 mm

 

Emanuele Cavalli ha perseguito per tutta la vita la pratica fotografica, raggiungendo con questo mezzo espressivo, risultati di profonda sensibilità estetica. Della sua poetica fotografica sono esempio mirabile le nature morte realizzate con un nutrito repertorio di oggetti che campeggiano anche nei dipinti e con cui l’artista sembra intrattenere un silenzioso, ma eloquente e intimo dialogo.
Composizione (Bicchiere di vetro con rosa), anni ’40, offre una chiara dimostrazione della poetica dell’oggetto che anima le composizioni di Cavalli, pervase, come in questo caso, da un sentimento di malinconica attesa. L’immagine è un ritratto intimissimo di una rosa con lo stelo piegato, quasi oppresso dal peso della corolla, che per il soggetto ma soprattutto per la delicatezza quasi rarefatta con cui affronta il tema, richiama le liriche composizioni di Josef Sudek. Come quest’ultimo, Cavalli realizza, con grandissima sensibilità poetica, delle immagini liriche in cui i bicchieri trasparenti pieni d’acqua non sono solo un pretesto formale per lo studio dei riflessi, ma diventano epitome di un universo solitario, pervaso da una struggente malinconia, di cui gli unici e assoluti protagonisti sono le cose stesse, personaggi silenziosi e immobili di un mondo sospeso in una dimensione senza tempo. Nella fotografia si notano inoltre la sapienza compositiva, il raffinato equilibrio di pieni e di vuoti, i giochi di riflessi e di trasparenze che sono la cifra stilistica peculiare dell’intera produzione fotografica di Emanuele Cavalli. Questa natura morta esprime in nuce uno degli aspetti fondanti del pensiero artistico di Cavalli: l’oscillazione, sempre equilibrata e frutto di sapiente ripensamento sui modelli del passato, tra la realtà e la trascendenza della stessa, tra la rappresentazione concreta delle figure, o degli oggetti, e il desiderio di tradurla in valori tonali e in geometrie ritmiche. Il rigore compositivo e la delicata purezza dei bianchi e dei grigi contribuiscono ad accentuare l’atmosfera di enigmatica surrealtà che è stata più volte invocata dalla critica come caratteristica precipua della fotografia di Cavalli. Il clima di sospeso mistero che l’artista è in grado di conferire in maniera manifesta così alle sue nature non è ottenuto solo grazie al ricorso a un particolare vocabolario iconografico, composto da maschere, guanti, calchi, che sembrerebbero conferire per la loro stessa simbologia un effetto di perturbante enigma alle composizioni. Non è neanche da attribuire alla scelta di comporre le nature morte con gli umili oggetti domestici che l’artistica caricherebbe di un senso straniante. Cavalli riesce, infatti, a evocare un particolare stato di sospensione metafisica proprio sfruttando con perizia le specificità linguistiche della fotografia: le ombre, i riflessi, i contrasti tra i bianchi nitidi e i neri catramosi e profondi. La natura morta qui esaminata si sottrae alla mera rappresentazione mimetica proprio grazie alla morbida resa tonale che individualizza gli oggetti e conferisce loro un’intimità rarefatta. A questo risultato l’artista perviene grazie a un raffinato utilizzo della luce. In numerose altre nature morte Cavalli si serve di oggetti in vetro e bottiglie che gli consentono di studiare le varie declinazione della luce e gli effetti dei riflessi e delle trasparenze in una ricerca che è estetica ma anche e soprattutto linguistica. Come in pittura si serve del colore per plasmare le figure, conferire loro spessore plastico e volume e strutturare l’intera impaginazione dell’opera, in fotografia sfrutta con perizia tutte le possibilità espressive della luce. L’equilibrio tra vuoti e pieni, tra i diversi piani di profondità su cui sono disposti gli oggetti, e soprattutto quello tra luci e ombre, sono l’equivalente fotografico dell’armonia tonale che è cifra stilistica e obiettivo di tutta la pittura di Emanuele Cavalli. Fotografie come queste consentono inoltre di osservare la continuità della ricerca artistica di Cavalli che non si esaurisce in una netta separazione tra la pittura e la fotografia e che, soprattutto, non vede quest’ultima relegata a un ruolo ancillare, di mera preparazione al quadro. Che il suo fosse un approccio alla fotografia maturo e consapevole, niente affatto amatoriale, sono testimonianza le numerose annotazioni relative a dettagli tecnici riportate sul verso delle foto. Cavalli compone le immagini fotografiche con grande attenzione, studia le inquadrature, prova diversi filtri e obiettivi, sperimenta con la luce, arriva al punto di assemblare lui stesso le macchine fotografiche in una ricerca, tecnica non meno che estetica, totalizzante. In alcuni casi, anzi, l’artista riesce a raggiungere in fotografia risultati scopertamente surrealisti, portando a mature conseguenze i prodromi di metafisica sospensione di cui vivono già le sue composizioni pittoriche. Come in questa lirica natura morta, immersa in un’atmosfera di incantato stupore e di silenziosa contemplazione.

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